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INTER CAMPIONE D’ITALIA 2025/26: IL 21° SCUDETTO È NERAZZURRO

Titolo conquistato sul campo, non per merito altrui. Ma in un campionato che ha lasciato poco da ricordare.

Milano torna a festeggiare. L’Inter ha conquistato il suo ventunesimo scudetto nella storia, chiudendo in anticipo un campionato di Serie A che – bisogna dirlo con onestà – non rimarrà negli annali del calcio italiano per la qualità dello spettacolo offerto.

Una vittoria che sa di solidità

Definire questa Inter dominante sarebbe eccessivo. Ma “meritata” è la parola giusta. I nerazzurri hanno costruito il loro titolo su basi precise: una difesa difficile da scalfire, un attacco capace di fare male nelle partite che contano, e soprattutto una continuità di rendimento che nessun’altra squadra è riuscita a opporre.

Il tallone d’Achille? Gli scontri diretti. L’Inter ha perso due volte contro il Milan e una contro Juventus e Napoli. Ma mentre le rivali si perdevano in pareggi inutili e crolli inaspettati, la squadra di Cristian Chivu continuava a macinare risultati contro le squadre di media e bassa classifica, dove non ha praticamente mai sbagliato un colpo.

Chivu: il tecnico che ha saputo gestire il caos

Uno dei grandi protagonisti di questa stagione è stato proprio Cristian Chivu, subentrato alla guida di una squadra già abituata a vincere ma reduce dal ciclo Simone Inzaghi. La sua sfida più grande? Tenere alta la concentrazione di un gruppo che aveva già assaggiato Champions League e scudetti, senza lasciarsi cullare dagli allori.

Ce l’ha fatta. E lo ha dimostrato soprattutto nei momenti di difficoltà: con Hakan Çalhanoğlu fuori per otto partite, con Lautaro Martínez assente sei volte, con Denzel Dumfries che ha saltato quasi quattro mesi interi, l’Inter non ha mai perso la bussola.

In compenso, Chivu ha lanciato con convinzione due giovani che potrebbero essere il futuro del club: il croato Petar Sučić e il tarantino — sì, tarantino — Francesco Pio Esposito, attaccante cresciuto nel vivaio interista e capace quest’anno di ritagliarsi spazio in momenti chiave della stagione. Un nome che a Taranto conosciamo bene, e di cui andremo fieri ancora a lungo.

Il mercato che sembrava sbagliato… e invece

Andy Diouf, Luis Henrique, Ange-Yoan Bonny: a inizio stagione in molti si chiedevano cosa ci facessero all’Inter. Acquisti che sembravano fuori contesto, innesti che stridevano con il sistema di gioco nerazzurro. Chivu li ha invece integrati con pazienza e lavoro quotidiano, trovando per ciascuno una dimensione funzionale al progetto. Non era scontato. Non era facile.

Le rivali che si sono autoeliminate

Certo, l’Inter ha beneficiato anche di una concorrenza che non ha mai convinto fino in fondo.

Il Napoli campione in carica si è ritrovato invischiato nelle contraddizioni di un post-scudetto complicato. Antonio Conte, nonostante un mercato estivo di primissimo livello, non ha mai nascosto le sue insoddisfazioni. Risultato: un’annata sotto le aspettative.

Il Milan ha vissuto la solita stagione a corrente alternata, con Massimiliano Allegri che ha fatto il possibile ma non è riuscito a risolvere il problema cronico dell’inaffidabilità di alcuni elementi chiave. Luka Modric, a dispetto dell’età, è stato uno dei pochi a non far rimpiangere i soldi spesi.

La Juventus è partita con il piede sbagliato, ha cambiato allenatore in corsa affidandosi a Luciano Spalletti al posto di Igor Tudor, e ha raddrizzato abbastanza la barra da restare in corsa senza mai essere davvero credibile per il titolo.

Roma e Atalanta? Mai entrate davvero nella lotta scudetto, incapaci di trovare la continuità necessaria per competere ad alto livello per un’intera stagione.

Il calcio italiano e la questione irrisolta

Questo scudetto arriva al termine di un campionato che ha sollevato domande più che fornire risposte. La Serie A continua a essere uno dei tornei più equilibrati d’Europa, ma in senso negativo: la distanza con la Premier League, la Liga e persino la Bundesliga si allarga stagione dopo stagione. L’eliminazione delle italiane dalla Champions League prima del previsto è la prova più evidente di un sistema che arranca.

L’Inter stessa — che in questa stagione europea non ha brillato quanto in passato — è lo specchio di questo paradosso: la squadra migliore di un campionato che fatica a competere sui palcoscenici che contano davvero.

Conclusione

Ventuno scudetti. Un numero che pesa, che ha una storia. E che oggi appartiene ancora a Giuseppe Marotta, Cristian Chivu e ai giocatori nerazzurri.

A fine agosto, quando Chivu rispose alle pressioni di chi voleva un’Inter rivoluzionata con un secco “mi fido dei giocatori, penso abbiano dimostrato di essere forti e capaci”, in pochi gli credevano. I fatti gli hanno dato ragione.

E Francesco Pio Esposito, figlio di questa terra, c’era anche lui. E non è poco.

Redazione BoxTarentum.com

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