Uno Maggio Taranto: Se il Lavoro non è Vita, è solo Ricatto. Tra i Nomi dell’Ex Ilva e il Grido per Gaza
Dal palco del Parco Archeologico delle Mura Greche, la musica si fa strumento di lotta. Tra la testimonianza della vedova Salamida e il monologo di Francesca Albanese, il Primo Maggio “Libero e Pensante” ribadisce: Taranto non appartiene all’acciaio, ma ai suoi giovani e al diritto alla vita.
TARANTO – Non è una festa, è un atto di resistenza. Il Primo Maggio di Taranto, quello “Libero e Pensante”, si apre con un rito civile che gela il sangue e scalda i cuori: i nomi di tutte le vittime dell’ex Ilva vengono scanditi uno ad uno dal palco. Mentre le note restano sospese, i volti degli operai che non ci sono più osservano la folla dai lati della scena, trasformando il Parco Archeologico in un santuario della memoria e della verità.
Il dolore di Maria Teresa: “Nessuno debba più scegliere tra vivere e lavorare”
Il momento di più profonda commozione arriva con la testimonianza di Maria Teresa D’Aprile, vedova di Claudio Salamida, l’operaio morto lo scorso gennaio nell’Acciaieria 2 dopo un volo di 7 metri causato dal cedimento di una passerella. Le sue parole, affidate alla sua avvocata, risuonano come un atto d’accusa: “In questo primo maggio non ho parole di celebrazione ma di verità. Sono qui perché la storia di Claudio non diventi solo un nome in una lista. Merita giustizia lui e meritano giustizia tutti, perché nessuno debba più scegliere tra lavorare e vivere”. È il grido di una città stanca di un ricatto occupazionale che non risparmia più nessun territorio, ma che a Taranto ha mostrato il suo volto più feroce.
Riondino: “La fabbrica è già chiusa dal mercato, il futuro è altrove”
Michele Riondino, attore e direttore artistico dell’evento insieme ad Antonio Diodato e Roy Paci, ha parlato con la consueta schiettezza politica. Secondo Riondino, la lotta contro il siderurgico non è più una questione di “se”, ma di “come” gestire una fine già scritta dai fatti: “Forse non saremo noi a chiudere la fabbrica, perché il mercato l’ha già fatto. Da anni produce solo cassa integrazione, voti e tessere sindacali”. Ma la speranza, per Riondino, risiede nei giovani che hanno affollato il prato: “Loro sanno che Taranto non dipende dall’acciaieria, ma che è Taranto a ospitare quella fabbrica. Il futuro della città sono loro”.
Da Taranto a Gaza: la legalità oltre i confini
Il respiro del concerto si è poi allargato al Mediterraneo con il collegamento con Alessandro Mantovani, inviato del Fatto Quotidiano a bordo della Flotilla, la missione civile che sfida il blocco navale di Gaza. Un atto di “pirateria internazionale”, lo ha definito Mantovani, che lega a doppio filo il tema della legalità negata nei territori occupati con quello della sicurezza e della salute calpestate a Taranto.
Francesca Albanese e la critica al concerto di Roma
A suggellare questa connessione tra lotte globali è stato l’intervento di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati. Tra le esibizioni di Giorgio Poi e Brunori Sas, Albanese ha lanciato un duro affondo al “concertone” di Roma: “A 500 km da qui si festeggia con un grande evento sponsorizzato dall’Eni, un’azienda emblema dello sfruttamento dell’ambiente e delle persone”.
Per Albanese, il Primo Maggio deve essere commemorazione e non celebrazione vana: “La consapevolezza è la chiave per la liberazione. A Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia. Questo non è un gesto simbolico, ma un tributo ai caduti dell’Ilva e a quelli in Palestina”.
Il messaggio che parte da Taranto quest’anno è chiaro: non può esserci libertà dove il lavoro uccide, e non può esserci pensiero se si accetta il silenzio in cambio di un salario. La città dei due mari sceglie di restare libera e, soprattutto, pensante.
