Politica

Referendum Giustizia: il prof. avv. Frosini a Taranto per le ragioni del “Sí”

Il referendum Giustizia 2026 è alle porte: entra nel vivo la campagna referendaria che chiamerà gli italiani, il 22 e 23 marzo, ad esprimersi su una riforma costituzionale storica, attesa da più di trent’anni e che inciderà sull’organizzazione della magistratura.

Prosegue pertanto senza sosta il calendario di incontri in terra ionica.
Per le ragioni del Sí, appuntamento stamattina, presso la sede del coordinamento provinciale FdI di Taranto: incontro organizzato dal responsabile provinciale ionico del dipartimento Giustizia di FdI, Avv. Antonella Semeraro e dall’Avv. Gianluca Mongelli, coordinatore comunale di FdI per la città di Taranto.

Sono intervenuti il consigliere regionale Giampaolo Vietri ed il dott. Massimo Brandimarte.

Ospite il prof. Tommaso Edoardo Frosini, docente universitario di diritto Costituzionale e di diritto pubblico comparato, co-fondatore del Comitato Nazionale “SÌ Riforma”.

Il professore ha spiegato nei suoi punti essenziali, la Riforma Nordio che prevede la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti da quelle dei magistrati requirenti. In tal modo, Giudice e PM smetteranno di essere colleghi, a beneficio dell’imparzialità del processo.

Verrà creato un doppio CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), uno per la Magistratura Giudicante e uno per la Magistratura Requirente. Lo strapotere delle correnti sarà neutralizzato attraverso la composizione dei due Consigli per mezzo di un sorteggio, il quale avverrà sempre tra magistrati, accademici di diritto e avvocati. Il Presidente della Repubblica sarà a capo di entrambi i CSM.

Sarà istituita un’Alta Corte Disciplinare, atta a giudicare gli illeciti dei giudici e a metterli di fronte alle proprie responsabilità in caso di errori. Si tratta di un organo “terzo” e imparziale nel giudizio.

Sul fronte del No, non si può essere indifferenti innanzi alle affermazioni recenti rilasciate in un’intervista dal procuratore della repubblica Gratteri, che ha affermato che a sostenere il Si siano gli indagati, gli imputati e la massoneria deviata.

Usare toni offensivi nei confronti di chi la pensa diversamente, colpisce il principio del pluralismo cuore pulsante della democrazia.
Quando a farlo è chi dovrebbe essere un servitore dello Stato, come Gratteri, non dà certamente un buon esempio ai cittadini: né per chi voterà No, né per chi si allontana sempre più dalle istituzioni.

Quelle parole invece potrebbero avere un effetto boomerang e alimentare i consensi del Si, che raccoglie milioni di cittadini perbene: a differenza di quanto pensa il procuratore.

Occorre coraggio politico per una riforma che riguarda tutta l’Italia: occorre andare a votare un coraggioso Sí.

Alessandra Boccuni

foto e video Gianfranco Maffucci

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