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“Prevenire gli infortuni migliorando la performance”, il segreto dell’allenatore della squadra femminile del Napoli

Il giovane dell’attuale allenatore della squadra femminile del Napoli, Marco Canolintas, spiega il modo in cui sarebbe possibile prevenire gli infortuni e, al contempo, migliorare la performance in campo. “Fin dall’inizio del mio percorso di studi – esplica Canolintas  ho sempre visto video di preparatori di squadre importanti fare sedute di prevenzione infortuni, e, sinceramente, non ne ho mai compreso il significato. Come si può prevenire un infortunio? Ad oggi nessuno lo sa. Nonostante i continui progressi della ricerca, le statistiche relative a infortuni nel calcio sembrano aumentare”. Per il preparatore atletico del Miami Magic FC appare evidente che tutti si stiano sbagliando in qualcosa, ma cosa? “Il primo punto fondamentale è che nessun infortunio può essere prevenuto, ma – spiega – si dovrebbe parlare di riduzione infortuni, questo deve essere l’obiettivo reale. L’infortunio del sistema neuromuscolare è dato dall’interazione di tre fattori: biomeccanica individuale, dosaggio del carico e resilienza del tessuto. Da qui – prosegue Canolintas – si dovrebbe partire per cercare di ridurre gli infortuni, non allenare giocatori a camminare ed eseguire movimenti di squat su Bosu e meduse che non hanno nulla a che vedere con la prestazione sul campo. Il primo fattore è lavorare sulla biomeccanica del gesto sportivo in relazione all’individuo. Come sprinta, frena, accelera, cambia direzione, salta ogni atleta? Questi sono i test di screening che – spiega rivelando i suoi segreti – svolgo nella pre-season, non solo dal punto di vista quantitativo (risultato del test) ma soprattutto qualitativo. Ciò mi permette di comprendere le necessità di ogni giocatore e lavorarci per ottimizzare l’efficienza di questi movimenti evitando di sovraccaricare tessuti non predisposti ad attutire quel carico riducendo l’incidenza di infortuni”. Il giovane italiano attualmente alla guida della squadra femminile del Napoli prosegue dicendo: “Il secondo fattore è il dosaggio del carico, il quale comprende sia il carico di allenamento a cui ogni atleta viene esposto sia il recupero che gli viene concesso. In questo – spiega – è fondamentale il ruolo del preparatore. Non si tratta soltanto di monitorare il carico proveniente dal lavoro atletico ma l’intera sessione, oggi possibile grazie all’utilizzo dei GPS. L’analisi GPS mi permette di monitorare nel tempo come ogni atleta si adatta al carico imposto e, perciò, adeguarlo alle sue esigenze individuali e di squadra. Inoltre – prosegue – è fondamentale capire in quanto tempo recupera dal precedente stimolo e in questo la comunicazione atleta-staff è la chiave. Un metodo efficiente e pratico è l’uso di questionari sul benessere che i giocatori compilano prima di ogni allenamento per conoscere la loro condizione psico-fisica e adeguare l’allenamento”. Un fattore chiave per Marco Canolintas è educare i giocatori riguardo il sonno e la nutrizione che sono alla base del recupero. Ultimo punto è, invece, la resilienza dei tessuti. Questa è determinata in parte geneticamente e spiega come a parità di carico di allenamento e biomeccanica un giocatore può essere maggiormente predisposto a infortunio rispetto ad altri. Un interessante concetto rivelato dal ricercatore Keith Barr riguarda la relazione tra tendine e muscolo. Essa spiega come un’alta rigidità del tendine permette un’ottima performance ma, allo stesso tempo, una maggior rigidità del tendine rispetto a quella del muscolo può causare lesioni muscolari da stiramento. Perciò è fondamentale che un preparatore sia in grado di programmare un allenamento atto sia a migliorare la performance che aumentare la resistenza contro infortuni.

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