UGL Telecomunicazioni: Voucher per lo smart working dei call center pugliesi

“Come sta avvenendo nel Lazio, in Sicilia e nella Lombardia, chiediamo che anche in Puglia si utilizzi il sistema dei voucher per favorire lo smart working e più in particolare quello dei lavoratori dei call center”.
È questo l’appello lanciato dal componente della Segreteria Nazionale di UGL Telecomunicazioni, Marcello Fazio, al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e per conoscenza all’Assessore al lavoro Sebastiano Leo.


Il dirigente sindacale ha inviato una lettera al capo dell’esecutivo regionale per chiedergli di guardare con attenzione al mondo dei call center che, nell’ultimo dpcm sono rientrati a pieno diritto nell’elenco delle attività ritenute essenziali per il Paese.
L’esplosione del Covid-19, ha posto l’accento su uno dei nervi scoperti del settore, il lavoro a distanza o smart working. L’assoluta necessità di non creare aggregazione nei luoghi di lavoro, pena il possibile contagio, ha dato un’improvvisa accelerata alla tematica.

Tuttavia non tutte le aziende sono pronte a investirvi nell’immediato; tanto meno una parte degli stessi operatori. Lavorare da remoto, in assenza di strumentazione fornita dal datore di lavoro, quantomeno obbliga il dipendente al possesso di un PC, cosa per niente scontata.
Di qui la richiesta di voucher inoltrata da Fazio ad Emiliano per rendere davvero agile il lavoro, mettendo in sicurezza i lavoratori di un asset strategico per l’intera nazione.

Msrcello Fazio

in allegato la lette ad Emiliano

Al Presidente della Regione Puglia
Dott. Michele EMILIANO
segreteria.presidente@regione.puglia.it
presidente.regione@pec.rupar.puglia.it
E P.C.
All’Assessore regionale al Lavoro
Dott. Sebastiano LEO
sebastiano.leo@regione.puglia.it


Caro Presidente Emiliano,
Le inoltro la presente come cittadino della nostra Regione e come rappresentante di centinaia di lavoratori dei Call Center, dislocati nel territorio pugliese.


Con grande meraviglia abbiamo scoperto di appartenere a quella parte del tessuto produttivo che il Governo ha dichiarato come indispensabile anche in questo momento di emergenza sanitaria.
La nostra meraviglia, non nasce relativamente al riconoscimento della nostra utilità e professionalità, ma è più caratterizzata dall’essere troppo spesso associati allo stereotipo della casalinga che lavora per arrotondare il budget familiare, piuttosto che allo studente universitari che tenta di mantenersi agli studi.

Dopo averci considerato la generazione di “Tutta la vita davanti”, dal noto film di Paolo Virzì, scopriamo con grande orgoglio che siamo indispensabili.
Mentre l’Italia cerca di mantenere il coprifuoco di #iorestoacasa, molti di noi continuano a recarsi presso le proprie sedi di lavoro, molto spesso luoghi di concentrazione di centinaia di persone.

Le aziende di settore ed in particolare gli assegnatari degli appalti (outsourcer) stanno lavorando alla velocità della luce con lo scopo di desertificare i propri capannoni, convertendo l’attività in smart
working.

Del resto, la salute dei propri dipendenti come il timore che uno di questi luoghi possa diventare un focolaio per la diffusione del Covid-19 è diventata una preoccupazione perfettamente condivisa tra lavoratori e datori. Il paradosso nasce dal trovare in alcuni casi, evidenti ostacoli o ritrosie da parte delle stazioni appaltanti, che rallentano se non vanificano la possibilità di sfollare le sale operative, mettendo al sicuro sia i lavoratori sia il loro business.

Spesso si tratta di Telecomunicazioni Commesse legate al Mef, che risulta il socio di maggioranza (vedasi ambito energetico, bancario, postale ) o magari legate all’ambito assicurativo e previdenziale, ma vi sono anche quelle con capitali privati che piuttosto che spingere alla messa in sicurezza, fornendo dove è necessario anche gli strumenti tecnici, preferiscono perdersi in mille rivoli inutili.


Eppure il nostro settore caratterizzato dalla tecnologia, ben si accompagna al lavoro Agile.
Dall’agente telefonico, passando per gli addetti amministrativi e fino a giungere ai tecnici, possono attraverso la remotizzazione delle attività, lavorare a distanza mantenendo il regolare andamento produttivo.
Le chiedo, pertanto, nella sua qualità di massima carica della Regione di verificare, azienda per azienda, le difficoltà nel collocare tutta la forza lavoro in smart working.

Se pur marginale, una parte dei lavoratori potrebbe avere difficoltà derivanti dall’assenza di personali strumenti collocati nella propria abitazione. Spesso gli stipendi ridotti dai contratti a part-time e gli impegni derivanti dalle spese familiari, non hanno permesso a qualcuno di poter sostenere la spesa per un abbonamento internet o per l’acquisto di un pc. Le aziende non sempre sono in grado di affidarne uno di loro proprietà, perché normalmente un pc aziendale è utilizzato da più lavoratori in sede.


Pertanto sarebbe oggettivamente impossibile consegnare un pc con un rapporto 1:1. Per quanto attiene le linee internet, differentemente si tratta di reti domestiche che difficilmente potrebbero essere attivate dai datori. Questa condizione è evidentemente d’ostacolo per i meno fortunati, i
quali quando la maggioranza sarà a casa, si troveranno costretti a recarsi in sede, mantenendo un potenziale di contagio o saranno costretti a subire gli effetti economicamente negativi della cassa integrazione.

Si tratta, come già detto, della parte più debole del settore, che va protetta,
aiutata e supportata nel mantenere invariato il proprio potere economico.
Al riguardo, le chiedo di intervenire personalmente strutturando un meccanismo di voucher, come già fatto a vario titolo dalla Regione Lazio, dalla Regione Lombardia e dalla Regione Sicilia, che permetta in breve tempo di colmare le differenze indicate, permettendo a tutti di poter produrre in sicurezza e tutelando la propria salute.
Cordialità
Marcello FAZIO
(Segreteria Nazionale)

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